Cerco nella mia vita una “primadonna”, ma
è il più forte che va dal più debole.
Mi rassegnerei, per trasformarmi, ma
mi sono lavato con una spugna intrisa di lacrime.

Ho cantato la solitudine per farmi compagnia
ho ascoltato in silenzio il fragore del dialogo tra il cielo e i monumenti
ho assaporato l’ostracismo che si faceva di me
ed ho abbandonato la città che muore.

Di notte le allucinazioni hanno illuminato la mia strada,
mi sono privato dell’azione ogni giorno,
amando fare della mia mano una conca d’acqua,
dove ho contemplato il vapore salire al cielo.

Arriverò ad estinguere gli attaccamenti sociali
per non odiare tutto pedissequamente:
le penne in un bicchiere non mi attraggono,
anche se le contatto distrattamente.

Cosa faccio dei miei soldi?
Cosa faccio del mio tempo?
Cosa faccio del mio affetto?
COSA FACCIO STASERA? Aspetto la “Primadonna”.

19/12/03 ore 17,30



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