A San Cataldo

01Mar07

Devo lasciarti
oh cielo blu e grigio
squarciato da limpido rosa,
prima che il sole
galleggi rosso di fuoco.
Sono richiamato dalla cronaca
che non sarà mai storia.
E la commozione che
la natura mi desta
in questa prima ora
la rinvio ad un giorno
di maggiore grazia.
Ma no!
Mentre scrivo
la fascia rosa
sta scendendo
sulla linea del mare.
Sospendo lo scritto
e contemplo…………
il quotidiano miracolo
dell’aurora.
L’altro quotidiano,
quello di carta stampata
e maleodorante
può attendere
la pienezza dell’alba.
Scendiamo con l’orizzonte
per  far posto
alla palla rovente
che sale
suscitando
il mio vecchio stupore.

E’ l’alba il sole è tra
il giallo e l’arancio,
non è più una brace,
rende rosa il cielo
intorno e si dirige
verso l’aria del cielo
che da nome al celeste.
Tutto si rischiara
e una gran voglia
di vivere supera
il torpore del risveglio.
Ho i piedi poggiati
sofficemente sulla sabbia
e il mio peso poggia
su un sedile di pietra.
Alzo lo sguardo
dal foglio su cui scrivo
e vedo il sole bianco,
come la luna che ammirerò stanotte.
No! Neanche la
cronaca nera
potrà macchiare
per un attimo
queste luci:
una diretta,
l’altra riflessa,
di questa bella
giornata settembrina.

Ore 6.00 – 6.40                                                                 17- 9 – 2005




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