Serietà

07Mar07

Ho pianto nel cuscino,
quando,
leggiadra,
mi lasciasti.
Ho sentito fìnanco
la colpa di averti conosciuta.
Avrei voluto tornare indietro
per racimolare lo sterco dei miei errori.
E quando le lacrime son finite
ho abbandonato la mia vita alla serietà.
Freddo, caparbio,
duro
atteggiamento di vivere.
Fino all’incontro con qualcuna
che non mi ha dato
l’intensità che vivevamo insieme.
E randagio sono andato
per i viottoli distanti dalla città
alla ricerca di una campagna ormai snaturata.
Ho cercato Dio
e l’ho trovato in un silenzio assoluto
che mi diceva di attendere con speranza.
Ma la via della speranza
ho scoperto essere quella di Cristo
e ho avuto fiducia nella resurrezione.

Questa è venuta più volte
ma ancora io spero nella morte.
Vorrei morire al peccato
per sentire la mia anima
vibrare di carità.
Attendo nella natura
una donna che mi affianchi in questa avventura,
lascio il mondo a chicchessia
purchè sia libera l’anima mia.

20/12/03


A San Cataldo

01Mar07

Devo lasciarti
oh cielo blu e grigio
squarciato da limpido rosa,
prima che il sole
galleggi rosso di fuoco.
Sono richiamato dalla cronaca
che non sarà mai storia.
E la commozione che
la natura mi desta
in questa prima ora
la rinvio ad un giorno
di maggiore grazia.
Ma no!
Mentre scrivo
la fascia rosa
sta scendendo
sulla linea del mare.
Sospendo lo scritto
e contemplo…………
il quotidiano miracolo
dell’aurora.
L’altro quotidiano,
quello di carta stampata
e maleodorante
può attendere
la pienezza dell’alba.
Scendiamo con l’orizzonte
per  far posto
alla palla rovente
che sale
suscitando
il mio vecchio stupore.

E’ l’alba il sole è tra
il giallo e l’arancio,
non è più una brace,
rende rosa il cielo
intorno e si dirige
verso l’aria del cielo
che da nome al celeste.
Tutto si rischiara
e una gran voglia
di vivere supera
il torpore del risveglio.
Ho i piedi poggiati
sofficemente sulla sabbia
e il mio peso poggia
su un sedile di pietra.
Alzo lo sguardo
dal foglio su cui scrivo
e vedo il sole bianco,
come la luna che ammirerò stanotte.
No! Neanche la
cronaca nera
potrà macchiare
per un attimo
queste luci:
una diretta,
l’altra riflessa,
di questa bella
giornata settembrina.

Ore 6.00 – 6.40                                                                 17- 9 – 2005


Da Ludovica

20Feb07

Quando una sera d’estate l’animo nobile di uno sconosciuto,
tra tanta gente, cerca il tuo,
è perché nell’aria il profumo della sensibilità
è troppo forte per non seguirlo e troppo leggero per non portarlo addosso.
Allora non hai più paura che una lacrima rovini il trucco
che con tanta premura hai messo su a casa,
perché le maschere in certi momenti
le vede chi le vuole vedere. NON NOI.

Ludovica


Uno sconosciuto e una donna si incontrano:
due sorrisi si incrociano
due mani si toccano
due lagrime rigano i volti.
Speculari i loro gesti,
dettati dall’attimo
in cui è scoppiato
ed é finito il loro amore.
Rimarrà il ricordo
di un sentimento improponibile,
perché troppo intenso,
troppo veloce e troppo vero.
E perché troppi anni li dividono.

16/08/04


Da Valentina/1

17Feb07

Pagliaccio…
Vittorioso tra mille colori…
Mille sterpi accecati dai bagliori…
Pagliaccio……
Fortunata vittima di forza, di eleganza, d’una bellezza che trova speranza nella tua sola esclusiva essenza.
Giocoliere in un tam tam di vita incallita da mille cocci….
Aguzzi di bottiglia.
Ogni potenziale freno reca a te la forza d’una marcia da re,
il cui cavaliere puoi essere solo te.
Leggo nel cielo sfumato del tuo cuore passioni di rabbia, di forza, di sole.
Corro sul morbido della tua pancia e mastico, svezzata, il cibo del tuo ego
e mi ritrovo, grazie a te, ORA, di luce, di buio VESTITA..
Riempita d’un attimo in cui, grazie a te,
capisco che LA FORZA NASCE DALLA FORZA.

Valentina


Cerco nella mia vita una “primadonna”, ma
è il più forte che va dal più debole.
Mi rassegnerei, per trasformarmi, ma
mi sono lavato con una spugna intrisa di lacrime.

Ho cantato la solitudine per farmi compagnia
ho ascoltato in silenzio il fragore del dialogo tra il cielo e i monumenti
ho assaporato l’ostracismo che si faceva di me
ed ho abbandonato la città che muore.

Di notte le allucinazioni hanno illuminato la mia strada,
mi sono privato dell’azione ogni giorno,
amando fare della mia mano una conca d’acqua,
dove ho contemplato il vapore salire al cielo.

Arriverò ad estinguere gli attaccamenti sociali
per non odiare tutto pedissequamente:
le penne in un bicchiere non mi attraggono,
anche se le contatto distrattamente.

Cosa faccio dei miei soldi?
Cosa faccio del mio tempo?
Cosa faccio del mio affetto?
COSA FACCIO STASERA? Aspetto la “Primadonna”.

19/12/03 ore 17,30


Ho visto volti gioiosi
ma solo pochi di questi
sono stati illuminati dal mio scherzo.
Eppure avrei voluto far ridere il mondo
esponendo in pubblico il fondo della mia miseria
al punto che tutti si sentissero elevati.
C’è niente di più ridicolo di un pagliaccio fallito?
Eppure questo sono.
Senza compianto sdrucciolevole,
ma con la dignità austera
di chi ha il merito di aver vissuto.

17/12/03